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Forex: forza euro permarrà fino a metà anno

Inviato da Alessandro Piu il Mer, 17/01/2018 - 16:53

L’euro ha toccato quota 1,23 contro il dollaro, nonostante la Fed stia già alzando i tassi. Non è la prima volta che accade. A favorire la valuta unica è la ripresa dell’economia


L’euro si è riaffacciato, dopo oltre tre anni, sopra quota 1,23 contro il dollaro Usa. Una notizia che non fa piacere agli esportatori ma che certifica la fiducia intorno alla crescita della zona euro. Sarebbe questa, infatti, una delle determinanti del rialzo della moneta unica dai minimi di novembre scorso e dell’accelerazione messa a segno da inizio anno.


Un movimento che, visto con gli occhiali delle banche centrali, appare controintuitivo: la Fed è già impegnata nel percorso di rialzo dei tassi di interesse, la Bce si muove ancora con prudenza. Anche se su Draghi aumentano le pressioni per una fine anticipata del Qe e per un primo ritocco al rialzo dei tassi di interesse.


“I flussi potrebbero continuare a supportare l’euro, nonostante il dollaro offra tassi di interesse maggiori” commenta Ugo Lancioni, head of Global currency di Neuberger Berman. Ed è già successo in passato: “È quello che è accaduto durante il ciclo di rialzo dei tassi operato dalla Federal Reserve tra il 2004 e il 2006. Questi flussi sono stati alimentati dalla ripresa economica e, soprattutto, dalla graduale liquidazione di posizioni europee corte detenute dagli investitori statunitensi dopo la crisi dell’Eurozona del 2012-2013”.


Neanche il rischio politico della zona euro, sebbene ridotto, sembra turbare il momento di forza della valuta unica.


Marco Maraldi di 2Mforecasting.com sottolinea le rilevanti differenze che caratterizzano i Paesi dell’Unione: “Se nel 2018 un osservatore alieno arrivasse sulla Terra e rivolgesse la sua attenzione alle realtà dei vari Paesi che compongono l’area euro, molto probabilmente si troverebbe in difficoltà a concludere che essi fanno parte di una sola identità istituzionale armonica e che ambisce a essere un mercato unico. In Italia stiamo faticosamente uscendo da anni di stagnazione economica, vediamo una campagna elettorale che sta procedendo a ritmo sostenuto verso la fatidica data del 4 marzo prossimo, giorno delle elezioni politiche, con un livello di polemica che si sta già alzando. Nel frattempo la locomotiva tedesca continua a correre e pare che i partiti politici siano giunti finalmente, dopo mesi di trattative stile italiano, alla formazione di un governo con Angela Merkel a capo nuovamente di una grande coalizione Cdu-Spd. Al contrario in Spagna abbiamo ancora all’opera un governo provvisorio di minoranza con a capo Mariano Rajoy, che porta avanti la sua attività di proroga in proroga, ma che riesce ad avere una economia che cresce a ritmi sostenuti, circa il doppio di quelli italiani. Chi invece pare in ottima salute dal punto di vista politico è la Francia, il cui neo-presidente Macron brilla per attivismo ed iniziativa nello scenario europeo”.  


Per Maraldi l’obiettivo del movimento dell’euro/dollaro potrebbe essere l’area 1,25-1,30 dopodiché “lo scenario potrebbe stabilizzarsi fino a metà 2018”.