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Il discorso di Powell mette un freno al dollaro

Inviato da Daniela La Cava il Gio, 29/11/2018 - 09:27

I segnali di prudenza sui prossimi rialzi dei tassi letti dai mercati dopo il discorso del presidente della Federal Reserve (Fed), Jerome Powell, mettono un freno al dollaro. Debole il Dollar Index, l'indice che monitora il trend del biglietto verde nei confronti di un paniere delle sei principali valute, che mostra questa mattina un calo dello 0,10% a 96,68, e prosegue il recupero del cambio euro/dollaro che segna una crescita dello 0,24% a 1,1393.


I toni 'dovish' (da colomba) di Powell hanno innescato la corsa di Wall Street e la ritirata del del biglietto verde. "Non c'è un percorso prestabilito", ha detto Powell in riferimento alla politica monetaria Usa, aggiungendo "presteremo molta attenzione a ciò che ci dicono i dati economici e finanziari. Come sempre, le nostre decisioni sulla politica monetaria saranno pensate per mantenere l'economia sui binari, alla luce delle diverse prospettive per occupazione e inflazione". Il numero uno della banca centrale Usa ha inoltre dichiarato: "Sappiamo che gli effetti dei nostri aumenti graduali dei tassi sono incerti e che potrebbe essere necessario un anno o più per essere pienamente realizzati".


"Il presidente della Fed Powell ha usato toni più prudenti rispetto al recente passato", sottolinea Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners sgr. "In aggregato, un discorso più accomodante rispetto alle recenti performance, nel quale il mercato ha letto la possibilità di una pausa nei rialzi nel 2019, se i dati dovessero deludere nei prossimi mesi".
Per Alessandro Balsotti, strategist di Jci capital, "le parole di Powell, se riportate in maniera completa, non sono state così smaccatamente in contrasto con la comunicazione precedente", ma condivide l'interpretazione che "il tono al margine sia stato accomodante e in ogni caso poco desideroso di aumentare la conflittualità con la Casa Bianca".


"Il dollaro ha sofferto l’interpretazione dovish del discorso tenuto da Powell - affermano gli esperti dell'ufficio studi di Intesa Sanpaolo -. Il presidente Usa ha dichiarato che i tassi ora sono “appena al di sotto” dell’intervallo di stima della neutralità (compreso fra 2,5% e 3,5% nelle proiezioni del Fomc), mentre a ottobre aveva detto che i tassi erano “lontani” dal livello neutrale: pertanto, l’affermazione di mercoledì è stata letta in modo dovish dal mercato, che ha ridotto le aspettative di rialzi nel 2019".


Secondo la view degli esperti di Intesa Sanpaolo, l’intervento di Powell non modifica l’aspettativa di un rialzo a dicembre e di altri graduali interventi nel 2019: "un sentiero verso l’alto dei tassi potrebbe essere appropriato anche senza rialzi dell’inflazione, se il mercato del lavoro mostrerà ulteriore restrizione e il debito delle imprese continuerà a salire".