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Previsioni 2019: ribassisti sul dollaro, posizione cauta e selettiva sulle valute emergenti

Inviato da Alessandra Caparello il Ven, 11/01/2019 - 16:51

Potrebbe rivelarsi un anno in salita quello appena iniziato per le valute, con il dollaro che potrebbe deprezzarsi e le valute emergenti da considerare in maniera 'cauta e selettiva'. Queste in estrema sintesi la view di Vasileios Gkionakis, global head of FX Strategy di Banque Lombard Odier, che fornisce le sue previsioni di andamento delle valute per il 2019. "La nostra visione del dollaro 2019 è ribassista, prevedendo un deprezzamento dell’8% su una base ponderata in base agli scambi commerciali rispetto alle valute principali", scrive Vasileios Gkionakis nel lungo report sul mercato forex.


Secondo l’analista a fare temere per il biglietto verde sarà il problema dei deficit gemelli, ossia delle partite correnti e del saldo di bilancio. In base alle previsioni del Fondo Monetario Internazionale, l’attuale saldo delle partite correnti si attesterà al -3% del Pil (dal -2,5% nel 2018 e dal -2,3% nel 2017) e il saldo di bilancio al -5% del Pil (dal -4,6% nel 2018 e dal -3,4% nel 2017). “La direzione del “saldo gemello” è chiara e simili traiettorie in passato” dice l’analista “hanno comportato un deprezzamento del dollaro per diversi trimestri”. In secondo luogo, a parere dello strategist, lo spread dei tassi tra Stati Uniti e resto del mondo si attesta ora su livelli insostenibili rispetto ai relativi sviluppi economici. Da qui si prevede un calo degli “spread dei tassi tra Usa e resto del mondo nel 2019 con il migliore allineamento (incremento) da parte dei mercati delle loro aspettative sui tassi, per riflettere i fondamentali ancora solidi del resto del mondo” che, dice l’analista, dovrebbe comportare un indebolimento del dollaro nel corso dell’anno.


Tra i rischi che si frappongono a tale visione ribassista del dollaro però l’analista di Banque Lombard Odier ne individua tre. Il primo è che gli incentivi fiscali negli Stati Uniti si protraggano più a lungo del previsto, prolungando il tema della divergenza di crescita, a cui si aggiunge la possibilità (correlata ma debole) di una netta accelerazione dell’inflazione negli Stati Uniti che spinga la Fed a ad un rialzo dei tassi e quindi scatenando un nuovo ampliamento dei differenziali dei tassi tra Stati Uniti e resto del mondo. Infine se dovesse esserci una nuova escalation nella tensione commerciale tra Usa e Cina, quindi un importante shock negativo per la crescita mondiale, ciò comporterebbe una “fuga verso la sicurezza” degli investitori sospingendo al rialzo il dollaro rispetto a una serie di valute ad alto rendimento e sensibili ai cicli.


 L’analista inoltre intravede nel 2019 un rialzo per l’euro che dovrebbe trarre vantaggio da una serie di fattori tra i quali la conclusione degli acquisti di attivi da parte della Bce, il rimbalzo della crescita nazionale sulla scia delle robuste dinamiche della domanda regionale, il ritorno degli afflussi di portafoglio , fino alle prospettive del futuro inasprimento della politica monetaria da parte della BCE in un momento in cui la Fed si avvicinerà alla fine del ciclo rialzista e alla debolezza generalizzata del dollaro. Rialzista anche la valutazione sulla sterlina in una scenario di soft Brexit: nel dettaglio la coppia valutaria trarrà vantaggio, sottolinea Vasileios Gkionakis, dall’esclusione del premio per la Brexit hard e dalla revisione del mercato al rialzo dell’attesa traiettoria dei tassi della Banca d’Inghilterra. “Tuttavia, a nostro parere” continua l’esperto “un’uscita disordinata dall’UE spingerebbe la coppia GBP/USD al ribasso tra 1,15 e 1,20”.


Cauta e selettiva invece la valutazione assunta nei confronti delle valute emergenti. Nel dettaglio vengono preferite quelle con elevati rendimenti reali, slancio in termini di implementazione della riforma e scarsa dipendenza dal debito esterno. Da qui l’analista prevede una ripresa della crescita brasiliana nel 2019 e un avanzamento delle riforme sotto l’amministrazione Bolsonaro ma spicca anche la Russia i cui tassi reali continuano a essere tra i più elevati nell’universo dei mercati emergenti con l’economia che continua a godere di solidi fondamentali (credibilità della banca centrale, eccedenza delle partite correnti ed elevate riserve di valute).